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Inestetismi

Cicatrici

Il segno di una guarigione... ma non tanto gradito!

La cicatrice - sia essa derivata da un trauma accidentale, da intervento chirurgico, da ustione, o da malattia cutanea - è sempre la conseguenza di una ferita. Il danneggiamento più o meno profondo dei diversi strati della cute, infatti, comporta invariabilmente una serie di fenomeni: prima l'infiammazione e quindi, a distanza di alcune ore, la contrazione della ferita, la formazione di nuovi vasi sanguigni e la deposizione di un neo tessuto (ad opera dei fibroblasti) costituito da microfibrille di collagene. La presenza di una cicatrice, insomma, è sempre segno dell’avvenuta guarigione del tessuto lesionato.

Quando ci provochiamo una ferita - o quando nostro malgrado ci viene imposto un intervento chirurgico per motivi di cura - il nostro primo pensiero non va alla cicatrice che probabilmente ci rimarrà. Nel momento in cui, però, "il peggio è passato", magari cominciamo a porci delle domande su come si sarebbe potuto evitare di avere segni tanto profondi. Oppure su quali tecniche di chirurgia estetica sia possibile utilizzare per ridurre o attenuare ex post le cicatrici in questione...

La visibilità della cicatrice è legata innanzi tutto alla sede: vi sono alcune zone anatomiche in cui la cute non è sotto tensione e la ferita si può rimarginare in modo egregio, altre - come ad esempio la regione sternale od il dorso, dove il sottocute è scarsamente rappresentato ed i tessuti poco elastici - in cui è facile che si verifichi una diastasi della sutura od una ipertrofia vera e propria.
La comparsa di una infezione, una ecchimosi o ematoma o di un qualsiasi fattore che ritardi la guarigione, inoltre, può portare ad un peggiore risultato; in linea di massima vale la regola di rimuovere i punti il prima possibile per lasciare un segno meno visibile. La predisposizione genetica a sviluppare brutte cicatrici (cheloidi) è un elemento da considerate attentamente e valutare nel programma di un intervento: i bambini ed i soggetti di cute scura o negra tendono a sviluppare cheloidi più frequentemente.

Cos’è il cheloide
Con questo termine si intende una cicatrice caratterizzata da tessuto fibroso di riparazione esuberante. Mentre la cicatrice ipertrofica rimane limitata alla sede della ferita originaria, il cheloide si estende oltre questa sede, con propaggini simili a chele. Le sedi preferenziali sono i lobi auricolari, le spalle, la parte superiore del dorso ed il torace. Sono più frequentemente colpiti i soggetti di razza nera ed i bambini. La diagnosi si basa sulla storia clinica e l’esame obiettivo; la diagnosi differenziale va posta con alcuni tumori tipo: dermatofibrosarcoma protuberans, tumore desmoide o granuloma da corpo estraneo. La biopsia è giustificata solo nel caso di dubbio diagnostico, in quanto può provocare una cicatrice peggiore. I sintomi sono prevalentemente: prurito, senso di fastidio o vero e proprio dolore.

Cosa fare per evitarlo? Nei soggetti predisposti, al momento dell’intervento può essere praticata una iniezione intralesione di corticosteroidi. Si raccomanda inoltre in questi casi uno stretto follow up clinico.
Nei casi in cui il cheloide sia già presente, invece, il trattamento consigliato dipende molto dalla sede in cui si è sviluppato. Tra i presidi terapeutici più accreditati si annoverano le infiltrazioni di corticosteroidi diluiti, dilazionate nel tempo per evitare la atrofia del sottocute o l’insorgenza di reticoli di capillari. Queste infiltrazioni avvengono ambulatoriamente e sono quasi indolori.
L’applicazione continuativa di un foglio in silicone posizionato in modo compressivo al cheloide crea un microambiente anossico attorno alla cicatrice; questo permette un appiattimento della stessa ed una progressiva regressione della ipercromia. Tale metodica perché porti ad un risultato deve essere protratta nel tempo, almeno tre o 4 mesi.
L’exeresi del cheloide seguita immediatamente da radioterapia si è dimostrata un ottima metodica soprattutto nelle lesioni plurirecidive.

Cos’è una cicatrice instabile?
Con questo termine si indica una degenerazione della cicatrice verso forme displasiche o tumorali. In particolar modo citiamo l’ulcera di Majolin che non è altro che una trasformazione della stessa verso un carcinoma spinocellulare. Quando ciò succede va trattata come un tumore maligno vero e proprio. Qualsiasi variazione di forma di una cicatrice o la comparsa di ulcere, sanguinamenti, prurito o dolore, devono essere elementi che devono indurre ad una visita specialistica.

Cos’è una cicatrice retraente?
Le cicatrici nel tempo possono subire moltissime variazioni, dalla regressione spontanea al cheloide, degenerazione neoplastica o vera e propria retrazione. In questi casi le fibre cicatriziali si organizzano in modo tale da divenire un cordone molto duro che traziona sui tessuti sani limitrofi causando nei casi più estremi un vero e proprio impaccio funzionale all’utilizzo della zona interessata. Di frequente tale fenomeno si verifica negli esiti di ustione profonde al collo od in prossimità delle articolazioni. In questi casi l’unica valida terapia è la chirurgia che prevede l’esecuzione di plastiche a Z, innesti cutanei o inserimento di espansori tissutali.

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