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Tecniche di allenamento

Preparare una maratona

Esordio sulla maratona: che fare?

Preparare una maratona | La regola del miglio | Preparare una mezza maratona
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A cura del Prof. Claudio De Crescenzo, atleta e personal trainer

Capita spesso, ahimè, purtroppo, che molti atleti “novelli”, che non hanno mai preso parte ad una gara di atletica, si sognino di esordire proprio sulla più massacrante delle gare di atletica. Smontiamo un po’ il mito.

Qualche decina di anni fa, la Maratona era il “refugium peccatorum” di atleti che non riuscivano a porsi in evidenza in altre specialità della corsa di resistenza. Si partiva dai classici ed affollatissimi (un tempo…) 800 e 1500 metri. I più temerari si buttavano sui 5.000 e 10.000 metri. Chi anche lì, nonostante la buona volontà e grandi allenamenti, non riusciva ad emergere, provava i difficilissimi 3.000 metri con siepi, spauracchio di molti mezzofondisti per le continue interruzioni di ritmo e l’importante componente tecnica dovuta al valicamento di barriere e siepi. Come ultima spiaggia c’era la Maratona.

Oggi capita esattamente il contrario. L’atleta, che non ha mai gareggiato in alcuna gara, magari è dotato di notevoli doti di mezzofondista veloce. Ma non lo saprà mai, perché si parte subito con un tarlo in testa. E allora Venezia, Milano, Roma, Praga, Londra, Berlino o la mitica New York, si può scegliere la città ma la gara è una sola: la Maratona.

Così accade che chi non ha mai corso per più di 20 chilometri consecutivi in vita sua abbia già un progetto molto impegnativo date queste premesse: correre 42.195 metri in gara.

Il primo consiglio, che probabilmente serve solo a selezionare il campo degli ambiziosi, è questo: se proprio volete correre oltre 42 chilometri provateci prima in allenamento, a casa vostra, all’ora che volete, il giorno che volete e soprattutto al ritmo che volete senza farvi trascinare da chicchessia.

Questo consiglio serve a smontare almeno il 50% del campo dei pretendenti alla patente di “maratoneta”. In realtà si considera il giorno della gara quel giorno magico, dove in virtù dell’aiuto dato dalla folla e dal fascino della gara si compie un’impresa che in allenamento non è sensato provare. E, in parte, è proprio così. La “trance” agonistica dà quel qualcosa in più che consente anche al maratoneta che non abbia preparato molto bene la distanza di arrivare in fondo in qualche modo. Puntare su questo fattore di esaltazione da gara non è però una cosa molto sensata e comunque non ci risparmia quello che dopo è un vero e proprio contraccolpo fisico dovuto alla somministrazione di uno stress assolutamente non trascurabile. La maggior parte dei maratoneti esordienti, il giorno dopo ha la sensazione che "gli sia passato sopra un camion”. Indubbiamente non è una sensazione conseguente ad un impegno molto razionale.

Proprio perché i 42.195 metri sono comunque un grande stress, corsi a qualsiasi andatura, non è nemmeno molto sensato proporli come tappa di avvicinamento al giorno del massacro vero e proprio che è quello della gara. Se proprio dobbiamo massacrarci facciamolo una volta sola: il giorno della gara.

A cura del Prof. Claudio De Crescenzo, atleta e personal trainer

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