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Storia dello sport

Lo sport moderno in Italia

All'inizio, solo per soldati...

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Lo sport, in Italia, ha conosciuto solo molto tardi gli splendori che già da molto tempo conosceva all'estero. La pratica sportiva era nata come appannaggio della borghesia, e solo in seguito venne ritenuta un'attività da diffondere, ma solo come strumento per la “costruzione” di un buon soldato... anche perché occorreva un buon esercito per ottenere l’unificazione. Venne perciò considerato solo come tale fino a tutto l'Ottocento, e per questo non incoraggiato né spinto.

Nel nord l’eccezione è rappresentata dal Piemonte, dove l’educazione fisica trova un importante assetto giuridico, pur nascendo come solo strumento di addestramento per i soldati. Il regno Sardo-Piemontese era infatti l’unico a tenere in piedi un esercito regolare.

Durante i primi anni del 1800 Rodolfo Oberman viene incaricato di addestrare i soldati francesi (ufficiali) dell’accademia Sardo-Piemontese. Questi addestramenti avvenivano nel parco del Valentino. Affinché l’interesse si sposti da un’attività esclusivamente militare ad una “civile”, bisognerà attendere il 1844 quando, il conte Riccardo Netro (ex ufficiale, entusiasta dei corsi tenuti dall’Oberman), fonda a scopo educativo la Società Ginnastica di Torino. E’ lui il primo a distinguere la ginnastica civile da quella militare. Aggiungendo il termine “educativo” alla ginnastica, ottiene obiettivi ben più ambiziosi del semplice avvicinamento della popolazione civile al "movimento". Ricordiamo che in questo periodo l’analfabetismo tocca l’80% della popolazione. Nel 1850-51 ferve questa attività sia in campo sociale che civile, ed il comune di Torino la rende la ginnastica obbligatoria sia nelle scuole elementari che superiori. Questo suscita l’interesse degli altri stati che cominciano ad adeguarsi.

Nel 1859, esattamente il 13 novembre, con l’unificazione dei vari stati sotto il regno di Sardegna, nasce l’esigenza di fornire una regolamentazione giuridica simile. Viene pertanto emanata la legge Casati, che regolamenterà la pubblica istruzione facendo diventare l’educazione fisica obbligatoria in tutti gli ordini e gradi di scuola. I problemi maggiori, a questo punto, sono la preparazione del personale docente e le strutture oltre che l’istituzione di programmi adeguati. Sono i comuni a dovervi far fronte, ma mancano i fondi e le risorse, per cui la legge rischia di essere disattesa. L’allora ministro della pubblica istruzione De Sanctis cerca, nel 1861, di ovviare al problema della preparazione degli insegnanti istituendo un corso magistrale affidato a Oberman, corso che si terrà nella sede della Società Ginnastica di Torino. A tale fine Oberman redige un libro e, nel 1862, vengono fissati mezzi e limiti del nuovo insegnamento e i programmi pedagogico-didattici da rispettare.
I problemi non sembrano però risolti: Emilio Bauman, laureato in medicina e maestro elementare, critica il suo ex insegnante Oberman, per il suo modo militare di istruire gli insegnanti di educazione fisica. La tesi di laurea del Bauman era proprio sulla ginnastica e la medicina, ed egli si batté per l’istituzione di scuole normali per la ginnastica dove non fosse insegnata solo la tecnica esecutiva degli esercizi, ma anche l’anatomia, la fisiologia, la pedagogia e l’igiene.

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